
L’omeopatia è ciarlataneria.
È ormai assodato dalla comunità scientifica in generale e dalla mia comunità scientifica in particolare (dott Super & dott Pipetta).
Diluire il principio attivo di un farmaco dovrebbe, secondo i ciarlatani, essere più efficace. Secondo questo principio uno spritz al Campari dovrebbe sbronzarmi di più di un Negroni.
È un po’ come se io la mattina per compensare un mal di testa spezzassi un’aspirina e ne prendessi mezza. Poi, chiaramente, se il mal di testa non mi passa, ne prendo un’altra mezza. E poi ancora mezza e ancora. Alla fine ho preso due aspirine “classiche” o quattro “aspirine omeopatiche”?
Si va incontro a quell’effetto cosiddetto “del Gesù Cristo dal braccio corto”.
Alla cena Gesù spezzò il pane e lo condivise con i suoi discepoli dicendo “questo è il mio corpo…”.
Nella sua idea questo pane-corpo miracoloso doveva illuminarli nello spirito.
Ma essendo dei fricchettoni poveracci, Gesù divise una sola pagnotta (il suo corpo) fra tutti e dodici. Per cui l’effetto illuminante di quel cannibalismo travestito da transustanziazione fu mitigato, annacquato… per l’appunto omeopatico.
