CasaViaGnello

   Parlavo vivo a un popolo di morti. Morto, alloro rifiuto e chiedo oblio.
   

I nostri contatti:
Skype:
Casaviagnello

E-mail:
casaviagnello@hotmail.it
casaviagnello@gmail.com

Commenti Recenti

 





link
Dario e i suoi musici
Dj Bassora
Dovete sparare a Mino!
EdTv
Elena Bla Bla Bla
Frassica
Giangi
Glorious Head
I Pesos
magdalene mondo beffardo
minoranza critica
Nuove da Sclaghenfurt
O che chicca
Pink Flamingo & co.
Pitjamajusto
RadioFragola
Ragazzo buffo/a
Robbetto Romano
timebomb
trasmissione poco utile
uscita di emergenza
Vera V
VINZere e VINZeremo!!
il mio archivio
oggi
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
maggio 2006
aprile 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004


mercoledì, 18 febbraio 2009
 

dire, fare, baciare, lettera, testamento



Siccome se ne parla ancora, credo sia il momento...
Siccome lo sconcerto per il caso-Eluana sta via via quietandosi, credo sia il momento...
Siccome ho un persistente dolorino al costato, sul fianco destro, credo sia il momento...
... di stilare il mio testamento biologico.

Che poi non esca il primo cazzo di parroco di quartiere che sostiene di conoscermi o la prima suora lesbica mancata che nota nei miei occhi una luce di vita o il primo presidente del consiglio ubriaco che sostiene che io possa ancora figliare (nonostante anni di coma, la mia imminente vasectomia e nonostante anche in vita non è che abbia gran ché fatto pratica, per giunta con minore rigidità di quella che regala un coma prolungato e irreversibile).

Per cui mi tolgo il pensiero e stabilisco che:
- se un medico sostiene che non ci sia speranza, stacca la spina.
- se un farmacista sostiene che non ci sia più speranza, stacca la spina.
- se Nino, il mio fruttivendolo di Piazza Hortis (che di vegetali se ne intende come nessuno) passa per Cattinara e sostiene non ci sia più speranza, stacca la spina.
- se passa una suora e non reagisco toccandomi i coglioni, cosa fai? ... Staccaaaaa!

Se passa Bagnasco e dice che c'è ancora speranza, staccate la sua di spina.

Che se proprio devo passare tutto il resto della vita immobile, disteso senza reagire, mi va benissimo il mio divano e la mia Tv a 2 pollici. Altrimenti, stacca. Via. Spegni. Tutti a casa. Fine. Chiuso.

Sono favorevole all'eutanasia in caso di morte celebrale nel suo senso più letterale, vale a dire in tutti i casi di inattività intellettiva, vale a dire quando un individuo:
- non risponde a stimoli,
- prende l'autobus per andare al mercato a comprare numero due zucchine,
- vota a destra,
- guarda Amici di Maria de Filippi,
- legge un libro della Kinsella,
- si ferma a guardare i lavori in corso.

E se nel frattempo uscissero altre questioni morali, si sappia che: sono favorevole all'aborto, sono favorevole ai matrimoni omosessuali, sono favorevole all'adozione per le coppie omosessuali, sono favorevole alle scarpe col tacco 11 ma contrario ai Birkenstock, sono favorevole all'uso del burro in cucina ma contrario al pecorino sul pesce (sai mai che facciano un referendum).

Dopo aver staccato la spina, che si fa? Dove la si butta la spazzatura? Beh, credo talmente alla vita post morte e all'utilità di conservare un feretro che per me potete cremarmi e buttare le ceneri in mare all'altezza dell'acquario di Trieste (se siete romantici) o nel water del crematorio (se siete pratici). Ma se proprio dovessi scegliere una fine epica, vorrei aprofittare dell'invenzione di quei due triestini in grado di trasformare le ceneri di un morto in un diamante. Non so perché magari finisco sull'anello di qualche modella (e se proprio ho fortuna becco il dito giusto...)


Gnello Tristo Mietuto


lunedì, 16 febbraio 2009
 

Trenitalia, fammi gli scomparti da uno


Avere il Pela e la Sassa a Milano ha risvolti negativi (a volte guardo il bicchiere di Cynar o di Negroni e sento di averli imparati a bere con loro e con loro li vorrei continuare a bere) ma anche lati positivi: ogni tot tempo ho l’occasione di un ritrovo che, per un non so quale assunto razzista significa che IO devo andare a Milano. Il che poi non dispiace.

 

Il pacco è dover sposare le penose infrastrutture italiane che, forse a ragione, trattano Trieste come la periferia del mondo. Per cui eccomi in treno da tre ore. Metà delle quali passate a sbrigare del lavoro (scrivere delle frasi a caso sulla moleskine) leggere il giornale (prendo “il Piccolo” solo quando esco di città, per annusare ancora un po’ il profumo di Trieste) e ingoiare un tramezzino della Despar facendo ben attenzione a non incrociarne il sapore (per la cronaca il sapore “topo” e “ruggine” non è contemplato nella ricetta del “tramezzino caprese”).

 

Passato Mestre e il solito cambio (11 minuti per fumare tre sigarette) mi accomodo sul treno, mi piazzo e per prima cosa analizzo gli scarti umani con cui mi toccherà condividere la tratta.

 

Alla mia sinistra, con il peso di 35 chili una donna asiatica (che chiamerò cingalese perché mi piace il suono della parola). È al telefono da tranquilli 40 minuti. E inizio  credere che il libro di Sandokan, edizione stampata nel 1935, se lo sia portato per migliorare la ricezione del telefono.

Piacevolezza estetica: voto 2

Piacevolezza sociale: voto 7 (perché almeno parla piano al telefono e so che non mi rivolgerà la parola per tutto il viaggio)

 

Di fronte, sulla sinistra, quarant’enne distinto. Classico bancario o impiegato alle poste (ma non allo sportello). Vestito da spritz-aperol: non travestito da bicchiere arancione ma con quella combo camiciazzurra-girocollogrigio-jeans-occhialeallamoda che in veneto è divisa di ordinanza. Legge un giornale locale ,”il corriere delle Alpi”, e scuote la testa (intuisco leggendo dell’ultima malefatta di qualche straniero)

Piacevolezza estetica: 6 (per le donne stupide)

Piacevolezza sociale: 2 per intuito (ha le narici larghe e dilatate e io odio le persone con le narici larghe e dilatate)

 

Di fronte: pari età calvo, privo anche delle sopracciglia. Dalla partenza ha parlato con tutti i poveracci con cui si è imbattuto. Ha aiutato una donna (che aveva tre volte i miei bicipiti) a posizionare la valigia e ha elargito continui sorrisi e occhiolini di stima ad ogni urto-incrocio di sguardo – annuncio radio del controllore. È il simpa della cumpa (come dicono a Brescia) per cui inforco subito gli auricolari.

Piacevolezza estetica: 7 di stima (per la calvizie)

Piacevolezza sociale: 2 (solo perché mentre scrivo s’è addormentato, sennò era 1)

 

Sulla destra, di fronte: il Mignottone. Ce n’è una per ogni scomparto, cedo sia un servizio trenitalia. E come tale anch’essa scadente. Non nel senso che non ti faccia venire puntuale, nel senso che è la classica 38enne con i capelli ossigenati e arricciati per sembrare la protagonista di “Sex & tHe City”. Ha delle scadenti scarpe con un tacco eccessivo in ogni frangente che non sia Hollywood Boulevarde e da ore mastica mele una dietro l’altra, convinta probabilmente che se pasteggiare con una mela fa dimagrire, mangiarne una tonnellata ti doni le misure di Kate Moss. Lancia sguardi a tutti, in cerca di approvazione. Trattengo il mio sguardo di disappunto per pura cortesia ma non mi risparmio un sospiro profondo (che nel mio linguaggio nasconde una bestemmia in fase di espirazione).

Piacevolezza estetica 6+ per la buona volontà.

Piacevolezza sociale 4 (che sale a 7 se entro la fine del viaggio tira fuori da quel sacchetto di mele anche una banana).

 

Alla destra infine la vecchia. Quasi settantenne, grassa, occhiali, borsetta orrida acquistata da Zara (ma la città, non il negozio). Continua a sfogliare nervosa dei giornali di babeli (pettegolezzi) con una velocità tale che nemmeno superman potrebbe leggere i titoli, figuriamoci gli occhielli o le didascalia. Chiaramente guarda solo le foto… ma che gli frega a lei delle tette delle veline?

Il problema è che sono partito con in valigia le seguenti letture:

- “il visual design” nelle organizzazioni

- il Piccolo

- l’Internazionale

- una moleskine con i lavori da sbrigare per l’ufficio

… e ora mi trovo a invidiare quei giornali che mi paiono tanto frivoli eppure tanto rasserenanti. Dovrei vergognarmi?

Piacevolezza estetica: 6 (nel 1954)

Piacevolezza sociale: 6 (odio i vecchi ma questa si fa talmente i fatti suoi che non posso che apprezzarla. Anche se probabilmente nei giorni scorsi era a Udine a portare della mortadella ad Eluana)

 

Credo sempre meno probabile che scendano tutti a Brescia lasciando il posto a una modella svedese in trasferta che si sente tanto sola, per cui me la metto via e, alla faccia di quello che posso dar a vedere, mi stappo una delle due birre che mi sono portato per il viaggio. Sperando che nessuno di loro abbia un Blog, dove figurerei come “un nervoso alcolizzato che ha sbuffato tutto il tempo e non ha mai risposto ogni qual volta gli si rivolgeva la parola.

 

Gnello Pendolare

 

P.S.: aprofitto di un post sul treno per una menzione al miglior compagno di viaggio a lunga percorrenza (2 volte Treviso-Agen e una Treviso-Parigi) e al più grande (in gioventù) uomo delle birre da viaggio/passeggio.

Lo ricordo ancora estrarre birre da ogni tasca e fumare sigari da pochi centesimi per riuscire a mantenere tutto nostro uno scomparto non prenotato per l’intera tratta da Treviso a Parigi. Pensarlo in dolce attesa mi riempie di gioia (e di inquietudine).

Congratulazioni Lem, congratulazioni Dani.