Sul finire della seconda Guerra Mondiale il Maestro Frongler Von Stuttgard si rifugiò a San Pietroburgo presso la sua amica e collega, l'antropologa Irina Moskowskaya.
Nel dopoguerra si dedicarono a studi di sociologia applicati al sistema politico, nel tentativo di spiegare la bellicosità di quell'epoca e il fiorire di sistemi dittatoriali e tentando di prevedere nuove degenerazioni politiche che avrebbero potuto gravare sulle generazioni avenire.
Nel gennaio del 1951 i due sostarono per alcuni giorni in Svezia, dove si erano recati per acquistare in un grande centro del commercio Europeo dell'epoca, materiali per il loro laboratorio russo: scritti di sociologia vari (e alcuni alambicchi necessari a Irina Moakowskaya per il suo progetto alternativo di sintetizzare la Vodka dal succo di albicocca).
In quella fase le loro ricerche presero una svolta rivoluzionaria culminando in uno dei loro scritti più celebri: il De Infantiae.
Secondo Von Stuttgard e Moskowskaya dopo il Nazifascismo e il Comunismo si sarebbe dovuto realizzare un'altra forma di autoritarismo: il cattolicesimo, sotto la forma della dittatura dell'infante.
Così come era stata postulata la predominanza della razza Ariana durante il nazismo, altrettanto dagli anni '70 in poi Von Stuttgard e Irina Moskowskaya prevedono la predominanza forzata di qualunque categoria sociale o razza che sia legata a un nascituro. Ecco dunque proliferare nuove reggi "simil-razziali" che spostino il diritto unicamente a neonati, bambini, nonni e coppie gravide.
Secondo il "De Infantiae" una dittatura di questo tipo porterebbe in pochi decenni all'estinzione di alcune categorie (giovani single, stilisti...) e alla nascita di nuove tensioni sociali: negozi affollati e rumorosi, proliferare di malattie contagiose (morbillo, varicella, scarlattina...), sporcizia, esplosione di casi di autismo indotto in età adulta.
Ma soprattutto la dittatura cattolica dell'infante causerebbe un sovrapopolamento tale da portare a una serie di conflitti mondiali per il controllo di nuovi territori.
Dopo la scomunica dell'arcidiocesi di San Pietroburgo, Frongler fu rimpatriato a Stoccolma.
Ci sono serate che non te l’aspetti. Che pare veramente che tu possa essere felice. Serate in cui non sbronzi passivamente per affrontare l’imbarazzo o far trascorrere la noia. Ci sono serate che sembra possa andare tutto semplicemente bene.
Per cui si, alzi il gomito. Ma la compagnia è gradevole, il ciarlare non puzza di inutilità e l’umore sale, la testa è leggera. Sei anche in grado di trovare accogliente un locale grezzo. Di ballare tutta la sera, riuscendo a ingurgitare Vodka Tonic che, te ne rendi conto, è solo la metà di quello che hai assorbito tra capelli, baffi e maglietta. E stai bene, hai trovato il Karma, credi.
Però poi, alla fine, per quanto trascorsa piacevolmente, la serata finisce sempre con uno schiaffo.
E ti alzi la domenica pomeriggio, con in bocca sapore di sottobosco. E passi la giornata a cercare insistentemente un motivo per credere ancora in quel curioso animale che è l’essere umano. E forse, se ti sforzi a fondo riuscirai a mentirti abbastanza da crederci ancora una settimana, fino al prossimo momento in cui immergerai la maglietta nel Vodka Tonic.
Il lunedì mattina, con la testa piena di bora scura, fatichi a cercare una scusa per posare quel maledetto piede sul pavimento. Una scusa per poter credere, ancora una settimana, che le cose cambieranno. Che un’illuminazione cambi le persone o un Deus ex Machina con il senso dell’umorismo la smetta di giocare.
E alla fine lo trovi quel pretesto. Quel piccolo gesto che ti fa dire “su, andiamo, non vedo l’ora”. Perché la tua coinquilina ha comprato un sapone liquido alla “pesca & arancia rossa”. E ogni mattina la tua vita sembra poter profumare di agrumi e speranza. E almeno l’aroma di agrumi non ti tradisce e ti accompagna la giornata. E se sembra andarsene basta passare per il bagno e premere.
Mentre pensavo a questo post, andando in ufficio, è poi capitato quanto segue.
In seguito a un rimborso di 200 euro per tasse pagate in eccesso nel 2003, mi reco alle poste per incassare e, già che ci sono, prendo dal cassetto una manciata di multe arretrate, che ho in mente di saldare grazie al suddetto rimborso.
Arrivato in poste la (deliziosa) sportellista guarda la manciata di multe stropicciate (due delle quali trovate sotto il letto e con la data basata ancora sul calendario gregoriano), posa il suo sguardo imbarazzato su di me e mi dice: “fanno 560 euro”. La ciclicità della storia. Sembra che tutto vada bene, ma poi ti svegli nel mondo reale.