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   Parlavo vivo a un popolo di morti. Morto, alloro rifiuto e chiedo oblio.
   

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sabato, 27 dicembre 2008
 

e lo chiamano risveglio.

Quando si dice un risveglio di merda, confuso e agitato.
Torno in vita e iniziano le fasi del dramma.
Al primo tentativo di movimento avverto il chiodo nel cervello e quello che dalle mie parti si chiama "doberman picà su e recie", il che mi fa capire che ieri sera non sono stato al circolo del libro né ad ascoltare Wagner.
Avverto in bocca iol sapore di posacenere, vetril e pongo, il che mi fa capire che ieri sera non ho bevuto tamarindo, bensì alternato vodka tonic e vino rosso secondo un principio completamente stocastico.
Apro gli occhi e nella penombra cerco il telefono per vedere che ora è: il telefono si è scaricato nella notte e non da segni di vita. Cerco un orologio alla parete e comprendo di non essere nella mia camera da letto... anzi... di non essere in alcuna camera da letto... neppure... di non nessere in un letto, bensì sdraiato su di uno scomodissimo divano. La gamba mi si è infilata tra cuscini e schienale dandomi una postura che potrebbe definire "naturale" solo un circense cinese. Cerco di riattivare la circolazione e recuperare la funzione motoria della parte sinistra dell'inguine.
Ora ricordo, sono a Udine a casa di Dario che però stamane presto è uscito. Di chi sono i rumori di doccia dal bagno? Ah, la coinquilina. Ok, ora mi alzo e scappo fuori così non devo dialogare. Appena in piedi mi accrogo di avere indosso l'orrida tuta ginnica di Dario che palesa tutta la nostra differenza di altezza e mina pericolosamente la mia autostima.
Mi vesto e scappo fuori.
Ho un desiderio di doccia-colazione-cuscino che mi fa desiderare di essere investito da un autobus per guadagnare in fretta una flebo e un lettino (e magari una spugnatura).
Ora devo trovare l'auto. Mi incammino ripassando i punbti di riferimenti del parcheggio e chiedo a una passante "scusi, il cinema centrale?" - "sempre dritto, ma dall'altra parte".
Ecco appunto, e ti pareva.
Ricordo di aver parcheggiato in divieto ieri sera, per cui prego di non trovare la dodicesima multa del 2008. Arrivo, Non c'è nessuna multa sul parabrezza. Per il semplice fatto che non c'è nessun parabrezza. E non perché l'hanno asportato dall'auto, dal momento che non c'è nessuna auto.
Non ho nemmeno la forza di imprecare dal mal di testa, dal sonno e dal bisogno di un doppio espresso. Dalla mia bocca esce a fatica un abestemmia, così, giusto perché nell'occasione sembra quasi un dovere. Il telefono è scarico, non ho idea come funzioni la giurisprudenza Udinese in fatto di rimozioni e mi incammino verso una cabina. Per fortuna conosco il numero di Dario a memoria.

"Pronto dario? Senti, mi hanno rimosso l'auto"
"Che sfiga. Bon, ti cerco il numero dei vigili... Ma te l'hanno rimossa proprio? Ti ricordi vero che ieri notte l'abbiamo spostata per metterla sotto casa?"
"Ok Dario, lascia stare il numero dei vigili..."


Per fortuna solo pochi mesi prima avevo salvato Dario, già in questura, dal denunciare il furto della sua vespa che, in realtà, aveva cambiatto di posto nella notte. Altrimenti la sua reazione sarebbe stata molto più umiliante.
Mentre mi incammino verso il reale parcheggio dell'auto rifletto sul fatto che un risveglio di merda è per lo più causato da noi stessi e non da eventi fortuiti: sbronzarsi la sera prima, dormire nella posizione del contursionista, dimenticarsi del parcheggio dell'auto... E che stando attenti e concentrati, ogni risveglio può essere un buon risveglio, che il fatalismo non esiste.
Eccola li la mia auto, visto!

Poi il foglietto rosa sul parabrezza... 36 euro di multa. E cancello il mio ultimo pensiero dal mio personale bagaglio di teorie. Ora devo correre a bere un doppio espresso per avere infine la forza di bestemmiare adeguatamente.

P.S: Grazie Cate e Dario per la serata splendida!


mercoledì, 24 dicembre 2008
 

dubbio amletico

è importante per me sapere esattamente cosa odiare.
Sapere in che occasioni sbuffare, bestemmiare, lamentarmi o agitarmi nervosamente.
Ma ci sono degli odi che appartengono alla stessa sfera sensoriale, allo stesso contesto sociale. Per cui non possono pareggiarsi, non possono essere presi a piene mani e messi nel catino dell'odio così, come fossero la stessa cosa.Siamo obbligati a distinguere e a classificare l'odio di elementi similari.

Per cui, sotto Natale ho riflettutto a lungo per capire cosa odio di più tra i tre elementi audio-antrorpologici tipici del Natale e la classifica è:

- al terzo posto: i canti Natalizi

- al secondo posto: i Gospel (e quelli che commentano "mamma mia, però... come cantano e ballano i negri...")

- and... the winner is...: i peruviani e i loro stramaledetti rifacimenti di John Lennon con quello strumento merdoso di legno di caucciù in cui fanno spirometria.

Gnello Fu Fu Fu Fuuuu


sabato, 20 dicembre 2008
 

...la felicità è una piccola cosa

Nel 1952, a seguito di una serie di insuccessi, il Maestro Frongler Von Stuttgard decise di accantonare i suoi studi in campo scientifico per affrontare uno studio molto delicato e che lo occuperà per oltre 5 anni: la ricerca della felicità.
Grazie alle attente osservazioni durante i primi anni e gli approfonditi studi filosofici, Stuttgard elaborò la sua teoria della "felicità dicreta ontologica". A differenza della filosofia conosciuta fino ad allora, l'approccio scientifico ed empirico di Stuttgard aprì a una nuova prospettiva. Il Maestro teorizzo dunque che la felicità non è uno status quo prolungato nel tempo ma è la somma di singoli elementi discreti.
Piccole unità, isolabili e analizzabili, il cui verificarsi produce felicità e se affiancati a intervalli brevi danno vita una sorta di continuum dello status allo stato microscopico ma che, se analizzato microscopicamente, riveverà una serie di soluzioni di continuità.
Questa teoria ebbe come conseguenza la possibilità di ricercare cause ed effetti della felicità con metodo scientifico e scoprire, finalment, il significato e l'origine della felicità. La scoperta portò Stuttgard a concentrare i suoi sforzi nella ricerca delle cause della felicità, nella speranza di regalare all'umanità uno strumento che migliorasse la vita.
Iniziò quindi, fra il 1953 e il 1955, un periodo di attente osservazioni ed elaborazione dei dati, con approccio deduttivo su un ampio campione della popolazione svedese. I risultati degli studi furono resi noti nel 1956, quando la rivista "Caccia e Pesca" decise di pubblicarli in trentaduesima pagina.
Il cuore dello studio, intitolato "le 3 cause della felicità" individuava 3 elementi del quotidiano in grado di mutare lo stato d'animo umano verso uno status di felicità e che, se susseguenti l'uno all'altro a brevi intervalli di tempo, rendono lo status stabile.

Riportiamo qui di seguito la tabella che apparì in calce all'articolo del 1956.

Le 3 cause della felicità:
- avere uno scompenso intestinale e trovare in bagno il manuale dell'IKEA (una trasposizione moderna dei 3 punti del 1996 sostituisce al volantino dell'ikea quello di Mediaworld)
- assistere la domenica pomeriggio a una tappa di montagna del giro d'Italia

...ma soprattutto felicità è...
- rincasare e trovare l'ascensore al piano terra