Il Maesto Frongler Von Stuttgard naque in un paese nei pressi di Oslo, nel 1896, da un'agiata famiglia dell'alta borghesia svedese. Fin da piccolo soffri spesso di gastrite, peggiorata da un reflusso gastroesofageo causato da un difetto congenito della valvola dello stomaco.
Questo lo portò a cercare beneficio interiore. Smise di essere eccessivamente dialogativo e divenne un eccezionale osservatore dei fenomeni umani.
Fu così che, nel tempo, divenne un eccezionale sociologo del quotidiano.
Durante il suo periodo Viennese, nel 1917, elaborò la teoria delle coppie respirgenti, che andava a confutare, in parte, la teoria del caos e dell'ordine. Secondo Frongler Von Stuttgard un lavaggio disattento dei calzini porta inevitabilmente a un loro totale spaiamento. Ben al di là di una qualsiasi statistica determinata dal caso.
"Se dalla cesta della biancheria sporca un individuo afferra casualmente una manciata di calzini e li mette a lavare, troverà inevitabilmente poi nel cassetto tutti singoli calzini spaiati mentre nel cesto si avrà di resto uan giacenza delle rispettive coppie".
Fu così che Frongler, nonostante questa legge fondamentale detta anche del "caos determinato", fu ostracizzato dall'allora società civile viennese a causa della sua esposizione al congresso scientifico del 1917. L'esposizione avvenni infatti mentre Frongler indossava un calzino giallo e uno indaco.
Nonostante queto Frongler elaborò ancora molte e molte teorie, di cui l'epoca moderna beneficia tutt'ora, am che non gli impedirono di morire povero, amlato e ricoperto di scherno.
Da quando il Jackpot del Superenalotto ha raggiunto (e superato) gli ottantamilioni di euro, è scattata la febbre. Tutti giocano al superenalotto. Ma proprio tutti, anche i più insospettabili.
E mi chiedo, ma scusate: prima, quando se ne vincevano "solo" venti di milioni, vi facevano schifo?
- "tesoro, quant'è il Jackpot?"
- "Ventiduemilioni di euri..."
- "che si fottano 'sti morti di fame"
... due settimane dopo...
- tesoro, quant'è il jackpot?"
- ottantacinquemilioni di euri..."
- "ecco, adesso si potrebbe anche provare, tutto sommato..."
Ricordiamo a tutti che il denaro è un premio per il lavoro quotidiano, un premio che risponde a criteri meritocratici. Vincere del denaro inseguendo premi che rispondo puramente al criterio del caso è immorale. In attesa che un Cigno nero ci inghiotta tutti quanti.
La religione è l'oppio dei popoli. La lotteria è la propoli dei popoli.
Ci sono vari modi di passeggiare, ognuno ha il suo, però tolti singoli casi estremi e minime sfaccettature, i casi sono due: il passista e la safety car.
Il passista (non necessariamente finisseur) ha un passo spedito, mastica il marciapiede a grandi morsi, con un ritmo cadenzato ed ininterrotto, variato solo da rapidi e improvvisi cambi di direzione, accelerazioni impercettibili, brusche frenate. Non corre, sia ben chiaro, solo cammina svelto e cadenzato, come chi non sta vagando, solitario, ma ha un luogo preciso dove andare e una tempistica da rispettare (magari non l’ha, perà da questa impressione). Spesso semplicemente non ama essere osservato dalla folla, o non ama la folla in quanto tale, per cui crede che un passaggio fuggente lasci meno il segno nelle memorie curiose dei passanti e che un passo veloce e un’espressione di “impegnato in ritardo” lasci pochi margini di giudizio/discussione ai curiosi sconosciuti.
I più grandi nemici dei passisti urbani, sono le safety car, ovvero quei passanti che camminano lenti, ma di una lentezza inumana, peché, a meno di osservarli a lungo o di avere un punto di riferimento statico (palo, albero…) sembrano fermi. La più classica delle safety car sono la coppia di donne (30-45 anni) che girano a vetrine.
L’habitat prediletto dalle safety car sono i marciapiedi stretti del centro città negli orari più affollati, a volte adorano anche i marciapiedi ristretti dalle transenne dei alvori in corso, piazzarsi lì a osservare una vetrina (solitamente in allestimento) creando code da esodo pasquale.
Ma anche altri individui sono delle tipiche safety car. E io due di questi li odio con particolare ferocia.
Il piantato: è una persona, solitamente di sesso maschile, adeguatamente muscolosa, predilige maglie attillate infilate in jeans stretti, chiusi da una cintura nera marchiata D&G (Disturbi Ghiandolari, ndr). Queste persone amano ostentare se stessi e si sentono sempre a loro agio in mezzo alla gente, ritenendosi adeguati. Per questo non hanno fretta di sfuggire alla folla, anzi. Vi sguazzano, con fare tronfio. Specie se hanno la fortuna di avere sottobraccio una donzella, solitamente acciughina, che, nel caso, peserà come il loro orologio ed entrambi assieme quanto il trucco che indossa. In questo modo il piantato e la acciughina ottengono il loro scopo: un tappo clamoroso al marciapiede, una coda alle loro spalle, come se fosse un picchetto in loro onore.
La nonna col passeggino: è un individuo dei più infimi. Perché in quel dannato passeggino c’è lui, il Santo Graal delle nonne, la bestia di Satana osannata e venerata. Un infante. Già di per sé ha tutti i diritti e le ragioni, tanto più se crea fastidio alla comunità, nelle mani di una nonna sale la scala gerarchica del potere, divenendo imperatore supremo e incontestabile. Una nonna con passeggino avanza lentamente, per non arrecare sconforto all’ex-feto, tiene i gomiti larghi per proteggere il piccolo demonio e se provi a sorpassare, anche delicatamente, la banda anti-spostamento-urbano vecchiastronza-piccolostronzo, la vecchiastronza ti guarda e con un semplice colpo d’occhio, nell’istante di un nano secondo, riesce a dirti col pensiero: “giovane drogato fannullone alcolizzato, stai lontano dal futuro presidente del consiglio, mio nipote, supremo individuo sugli individui, uno e trino, indiscutibilmente bello, ineccepibilmente intelligente”.
Le nonne hanno infatti una perenne ansia da
Se avete davanti una nonna con passeggino-traina-mostro, davvero, fate prima ad attraversare oppure a tornare a casa, prendere l’auto e percorrere la strada su quattro ruote. Potreste ancora avere la fortuna di incontrarli in prossimità di strisce pedonali e in assenza di testimoni.
Quando mi arrivano le mail con immagini simpatiche, foto imbarazzanti, catene moraliste, non le apro mai. Un giorno di tanti anni fa, per errore, aprii un allegato che mi spedì (credo di ricordare) il mio grande amico Hannibal. Era una di quelle solite vignette che girano da quando esiste la mail. Ma era davvero bella. E oggi mi ci sono re-imbattuto.
Ve la sottopongo volentieri.
Del mestiere di copywriter non ho proprio voglia di parlare. Però tempo fa si parlava del fatto che questo mestiere presuppone un lavoro che riguarda non solo il parto creativo di slogan o nomi, ma anche (spesso) di testi più lunghi, intere frasi. Che, a seconda dei casi, devono dire molto in poco spazio, centrare subito la questione, essere chiare e leggibili, avere un buon ritmo, un buon suono e un “tono di voce” adeguato.
La discussione terminò chiedendosi quali erano i tre migliori esempi di copywriting “non-pubblicitario” che venivano alla memoria.
I miei tre senza indugio:
1.
Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli,
le iene. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli o pecore, continueremo a crederci il sale della terra.
2.
Ma ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività “resistere, resistere, resistere” come su una irrinunciabile linea del Piave.
3.
Si chiamava Ivan il Terribile Trentaduesimo, discendente diretto di Ivan il Terribile Primo, appartenuto allo Zar Nicola, leggendario campione di caccia al mugiko nella steppa e fucilato come nemico del popolo durante la Rivoluzione d'Ottobre sulla Piazza Rossa!
Sono giunto alla seguente conclusione (che parte dal post sulla deprecabilità dello sci nella vita dell’uomo): se Dio esiste (sennò è stato il suo assistente alla produzione) ha fatto le montagne per il Giro d’Italia. Per il resto potrebbero anche non esistere.
In effetti, da giugno ad aprile, a che servono?A raccogliere funghi? Ma fatemi il piacere, se anche uno è tanto folle da andare a raccogliere funghi poi non li mangia nemmeno, per paura di trovarci un puffo dentro.
Per sciare? Ho già spiegato…
Per ammirare un tramonto a 2600 metri? Ma allora a cosa abbiamo inventato a fare le cartoline?
Diciamocelo, le montagne sono nate per sostenere il passaggio degli eroi a due ruote. Solo la natura malvagia e arrivista dell’uomo ha cercato di creare altri business (leggi bisnizzi) sulle salite dolomitiche. Per cui, se un giorno il Signore vorrà correggere gli errori fatti nelle prima stesura, tirando fuori il pianeta dal cassetto delle “cose vecchie da revisionare” può effettivamente fare le seguenti correzioni:
-Le montagne nascono ad aprile e si ritirano a giugno,
-A Londra c’è il sole e a Palermo gli uffici
-Alla presenza degli insetti diamo un colpo di gomma (ma di quella blu, da penna biro)
-E magari facciamo ritrovare una “Bibbia episodio 2” scritta più chiaramente, che per me una miliardata di cattolici non ha capito veramente una Madonna!
A volte le persone si abbassano volontariamente di livello, per ottenere un vantaggio.
A volte le persone SONO di basso livello, e talvolta da questo loro basso livello traggono vantaggio.
A volte tutte queste persone, persone di basso livello e persone abbassatesi di livello, si uniscono per trarre beneficio. Ma anche se annegati nella stessa mediocrità e dallo stesso fine amorale, c’è poco da fare: chi ha classe (cioè chi si abbassa di livello rispetto a chi è di basso livello) ha una scintilla in più. E anche se svuotato dagli stimoli e dalle motivazionidel consueto alto livello, portano nel pantano della mediocrità quella scintilla che gli appartiene e che, comunque, hanno viva dentro.
È quello che è accaduto a Ezio Greggio che nello storico film Yuppies, dove lui, fra altri mediocri individui (boldi, desica, calà) in un mediocre film riesce comunque a emergere e a portare, fra le banalità una luce.
Willy (alias Ezio Greggio) parla al telefono:
-“Come dici? I tuoi sono partiti? Beautycase!
Vuoi che venga stasera da te? Stevee Wonderful!”
La comunicazione moderna vira sempre più irreversibilmente verso una comunicazione mediata, non-diretta: mail, chat, commenti, post e quant’altro.
Sarà per renderla meno impersonale e per permettere di comprendere meglio le sfumature di significato che sono stati acquisiti nel tempo espedienti letterari immondi (duepuntitrattinoparentesi e affini), neutri (scrivere una risata o tentare allitterazioni estremizzate come “zac! Prrrrrrrrrr! Tiè! Hihihi!) o talvolta addirittura gradevoli (tradurre in prosa scritta gli intercalari della parlata orale come “mavaffanculo” e simili).
Per dire che nel tempo, di fronte a questi elementi scritti mi immagino il mio interlocutore pronunciarli dal vivo: lo vedo strizzare l’occhio, ridere grassamente (hahahahaha) o ghignare sottilmente (hihihihi). Sarà per questo che da un po’ di tempo mi imbatto in una di queste onomatopee particolarmente fastidiosa:
inizialmente l’ho notata e l’ho considerata come un caso o un refuso, poi si è ripetuta da diversi mittenti e allora si è trasformata in un caso.
Sto parlando della risata scritta nel seguente modo: “muhahahahauahahauahaha”.
Evidenzio l’incipit “muha…” che, credo, dovrebbe evidenziare una risata grassa. Ma immaginare il mio interlocutore (più spesso la mia interlocutrice) che ride in siffatta maniera mi irrita profondamente. Perché io mai riderei in un simile modo sgraziato. E non riesco a rispondere (via chat o mail o commento su un blog) a una persona che mi ha appena riso in faccia così grassamente con un suono tanto fastidioso.