“Bob Marley? Si… bravino… però il vero Reggae è altro”.
Questa locuzione, di per sé, mi sta bene. Con queste parole il soggetto in questione lascia trasparire di essere una persona che non si accontenta dei classici canali per i suoi input, ma che va più a fondo a cercare, nel campo a cui si appassiona, maggiori informazioni, maggiori fonti, maggiori conoscenze non accontentandosi. Inoltre, nel suo contenuto, l’esempio può anche essere corretto (non è che il reggae occupi granché parte della mia vita ritmica). Per cui sostengo tutti coloro che si appassionano, si informano e cercano alternative. Ma non gli Alternativi!
Da questo esempio classico, l’atteggiamento è degenerato: oggi, chi vuole ergersi a profondo e alternativo conoscitore di un qualunque campo, deve semplicemente seguire queste poche e semplici istruzioni
-individuare l’area di interesse (es. il Reggae)
-individuarne il massimo e più apprezzato esponente (es. Bob Marley)
-insultarlo fermamente e senza tentennamenti (es. è una merda)
-impiegare la locuzione “i veri grandi nel campo sono” (es. il vero reggae è quello di)
-individuare un esponente possibilmente sconosciuto, possibilmente sfigato (tossico, senza braccia), possibilmente di un luogo recondito del mondo, possibilmente con un nome assurdo e poco attraente e rivelarne la superiorità mondiale del campo, benche nota solamente a sé e a pochi altri eletti e massimi conoscitori del campo (i “Bongoneghers” irripetibile band di “Princewood”, sconosciuto paese underground Giamaicano).
Ecco fatto, agli occhi dei vostri interlocutori apparirete come dei massimi esperti nel campo del reggae alternativo-underground. La locuzione verrà una cosa tipo:
“Bob Marley? Ma che merda. Lui non suona reggae ma una cosa impura. Il vero reggae è quello suonato dai Bongoneghers. Non li conosci? Ma vaaaa. È una grande band di Princewood, un paesino in Giamaica dove è nato il vero reggae. Loro erano bravi, pensa che il batterista era un negro Albino e il chitarrista aveva solo un braccio”.
Nel mondo dell’OPINABILITÀ questo sistema è molto facile e molto usato da tutti i Nicchioidi-Minimal-Underground protetti proprio dall’opinabilità. In questo caso, individuata la band sfigata che ha “inventato il reggae” anche se messi alle strette da un interlocutore attento, si potrà sempre difendersi “beh, io la penso così, e come me molti. Tu banalizzi perché ti piacciono le cose commerciali”.
Il dramma dei nicchioidi underground è che invadono tutti i campi e, col tempo, devono trovare esagerazioni sempre più esagerate e nicchie sempre più ristrette, come una droga. Per cui capita di sentire:
“Chi? Bregovic? Macchè, quell’infame! Lo odiano anche in Serbia. Se ti piacciono i trubaci devi ascoltare Los Cevapcicios, una banda di Antananarivo che suona il vero Balkan. Il trombettista ha solo due dita, pensa!”
“Chi? Fellini? Mah, guarda… in realtà è banale e prevedibile. Il vero genio dei registi e Gunter Sturtgaaaaaard, un genio di Skusrstrlaaad, nei pressi di Stoccolma. Lui era sordo e aveva sei testicoli. Il suo film “Kamenwurz” è un capolavoro”.
“Dostoevski? Che merda. L’ho letto a puntate sulla settimana enigmistica. No, io leggo solo i grandi scrittori russi. Come Ernest Igor Ivan Shoukovsky. Scrive solo romanzi di 1200 pagine, senza usare mai le vocali, per trasmettere più pathos. Ah, chiaramente scrive in Brail perché è cieco, inoltre ha il parkinsson”.
Così facendo i Nicchiosi Underground estraggono da tutti i campi dell’artre, dello sport o di quant’altro un sacco di nomi interessanti (e di questo li ringrazio) e smontano un po’ di segaioli che han fatto successo massificato. Però la cosa è degenerata un po’ e non vengono soppesate le parole.
Ad esempio io mi fido che “los cevapcicios” siano meglio di Bregovic. Ma se mi chiami “Merda” Bregovic, cosa bisogna dire di Biagio Antonacci? Che è una merda che mangia una merda? E di Ramazzotti? Che è una merda che mangia una merda e poi caga una terza merda? E baglioni? Che è una merda che caga se stessa?
Che da queste parti significa iniziare a pensare all’inverno.
Le scarpe dalla scarpiera passano dietro ala porta. La mattina, partendo l’armadio si prende una maglietta e, per alcuni secondi, si riflette se rilanciare di uno spolverino. Col passare del tempo i secondi diverranno di più e un giorno lo si prenderà lo spolverino, e poi il cappotto, i calzini pesanti, la sciarpa.
Non mi spaventa l’arrivo dell’inverno. L’estate porta con se grandi smarronate di discorsi sciocchi di persone sciocche che vedono del mondo solo il lato sciocco:
- cosa significa essere natanti oggi
- come fai a stare in casa con questo sole (cazzo ti frega… cosa devo fare, andare a vivere in piazza unità?!)
- certo che la natura è proprio meravigliosa (come no, hai mai provato ad avere una zanzara nell’orecchio? O l’ebola? Una zecca che ti aggredisce i genitali?)
- in città? Ma nooooo, d’estate bisogna andare al mare. E fare footing sul lungo mare! (li ucciderei tutti).
… perché i discorsi, i pensieri e le banalità, sono come i calzini, i cappelli o i lati di un materasso: ce n’è uno estivo e uno invernale.
E ora, che l’inverno mi ricorda di esistere e che, prima o poi, si piazzerà a casa mia, ospite autoinvitatosi per qualche mese, mi chiedo che cosa mi farà incazzare dei discorsi invernali.
DICIAMOCELO: A NESSUNO PIACE SCIARE.
Checché se ne dica sciare non piace a nessuno. È un’imposizione culturale che ci fa credere di amare qualcosa che in realtà è palesemente illogica e contraria al piacere, anche di un masochista, proprio come accade per i bambini, il bagno al mare, le farfalle (bleah!), le vecchine che vendono fiori, i Mac.
Nell’esempio che segue schematizziamo il discorso di un pistola nel suo reportage di un weekend sugli sci.
“Ah, guarda, caro Gnello. Cosa ti sei perso! Una figata. Ci siamo alzati la mattina all’alba… che si… è stata dura. Però si sa che per andare a sciare ci si alza all’alba. Siamo partiti che era ancora buio, dopo aver caricato la macchina. Siamo arrivati che già le piste brulicavano… faceva un freddo! Non hai idea! Ci siamo vestiti e attrezzati. Il giornaliero mi è costato due mesi di risparmi… ma ne valeva la pena. Abbiamo sciato tutto il giorno… un freddo! E una fatica! Avevo le dita dei piedi e delle mani ghiacciati e mi colava il naso. Poi verso sera siamo andati in baita. Eravamo stanchi, siamo tutti caduti almeno 6 volte su lastre di ghiaccio eci siamo spezzati al schiena. Però stare lì al calduccio a bere grappa era meraviglioso. Poi, dopo un altro viaggio estenuante per tornare a casa, a causa di una coda di 22 Km per strada, a notte fonda siamo arrivati e finalmente mi sono messo a dormire, esausto.”
Analizzando il discorso notiamo come gli elementi legati allo sci siano:
-sveglia all’alba
-sollevamento pesi per caricare l’auto
-viaggio estenuante
-soldi per il giornaliero
-vestirsi da palombari, con abiti scomodissimi e piedi zavorrati
-gelo siberiano
-reazioni corporali fastidiose (sgocciolamento nasale, proclamazione di indipendenza sensoriale delle dita di piedi e mani…
-viaggio di ritorno estenuante, coda, scomodità (stare seduti in auto conaddosso la tuta da sci è un girone dantesco)
-stanchezza mortale
Cribbio! Davvero una meraviglia sciare. Un’idea allettante. Perché non farlo? Tutti i weekend a sciare, il martedì dal dentista, il giovedì mi faccio una rettoscopia e bevo della benzina… e siamo a posto.
Ma cosa c’è di piacevole nello sciare? Nell’esempio di testo riportato emergono alcuni punti di vero edonismo:
-scaldarsi in baita
-bere grappa
-tornare a casa
-mettersi a letto
Questo chiarisce qual è il vero piacere dell’andare a sciare.
Ma allora, andate direttamente in baita a ubriacarvi e non mi rompete i maroni con insulsi discorsi autoreferenziali su pratiche pseudo-aborigene!
O forse il piacere, per l'uomo, è davvero di tipo Leopardiano, il piacere è solo la fine di un dolore o una sofferenza. In tal caso allora si, andare a sciare (o al fronte, o a piedi in ruissia, o a messa o a un campo scout, o a vedere l'alba in montagna dal Pcco del Davolo) è una sofferenza tale da associarsi a un immediato enorme piacere.
A conferma dell'inutilità degli sciatori, notizia di oggi, gli escursionisti morti nei giorni scorsi sul monte bianco e di cui non sono ancora stati trovati i corpi, verranno recuperati solo la prossima primavera. Al disgelo.
Questo post l'avevo partorto settimane fa, di ritorno da Londra. Poi l'ho lasciato mantecare per un paio di WeekEnd in Croazia. E alla fine si è rafforzata la convinzione: GLI ITALIANI ALL'ESTERO SONO I PEGGIORI TURISTI DEL MONDO (battendo di misura i Tedeschi in vacanza in polonia negli anni trenta... ma quelle forse non erano vacanze).
Ho sempre preso per il sedere i Tedeschi, che si muovono con camper più grandi di casa mia o con auto stracolme. Affezionati all'orca gonfiabile rigorosamente gonfiata PRIMA della partenza. E marchiati dall'inarrivabile sandalo calzinato. Ma poi ho notato che questi tedeschi sono solitamente famigliuole che si auto-ghettizzano in villaggi vacanze o spiagge obrellonizzate.
Io in vacanza vado o in qualche capitale europea o in qualche spiaggia libera da ombrelloni (tipo costa croata, costa triestina, costa montenegrina...) dove ci sono i turisti un po' più fai da te (non dico indiana jones, ma nemmeno gerry calà con la gegia).
E ho scoperto che i tedeschi più giovani, hanno comunque uno stimolo naturista, sono amabili escursionisti, viaggiano solitamente a coppie, prediligendo effusioni amorose a gare di rutti sulla spiaggia. Camminate fuori sentiero, spiagge isolate, ancorché scomode. Insomma, non voglio dire che siano l'ideale, ma da molte e molte vacanze le uniche voci che si sentono in spiaggia, sovrastare anche le onde del mare o i motori delle barche, parlano sempre italiano.
Ma è possibile che, persino (soprattutto?) le famigliuole non si rendano conto di trovarsi in una spiaggia quieta e debbano per forza urlarsi (rigorosamente in dialetto e ridacchiando per una stupida batttuta) da un capo all'altro della costa?!?!
Ho comunque apprezzato le coste croate, che con i loro scogli accuminati e le superfici di sassi irregolariu, impediscono se non altro ai giovani virgulti di giocare a calcio, ai bambini di giocare a biglie, alle coppiette di giocare a badminton (BADMINTON! CRIBBIO!) e alle vecchie di farsi seppellire di sabbia.
I miei figli cresceranno in Svezia!
P.S. una mozione a quei 4 turisti fascisti (lo si vedeva, ve l'assicuro) italiani in croazia (forse andatici a pisciare per segnare il "loro" territorio) che hanno filmato, sul traghetto, tutto quello che succedeva, si sono scattati foto con il traghetto medesimo sullo sfondo, hanno fatto un siparietto in cui uno faceva il cameraman e l'altro lo accompagnava per tutto il giro del ponte indicando i prodigiosi segreti del traghetto (gli altri due, seduti, o facevano da boa affinché cameraman e presentatore avessero la certezza di aver completato un giro intero, o facevano da assistenti di produzione). Ora io posso capire che i 4 non si siano mai mossi da casa (avevano sui 35 anni e dall'accento parevano di Roma) ma tutto questo eccitamento forse era un po' eccessivo per un traghetto che doveva portare le auto e i passeggeri da una spona all'altra per una tratta di ben 5 (diconsi cinque) chilometri, coperti in un tempo di 30 (diconsi trenta) minuti.
Alla prima crociera si masturberanno. Cosa credevano, di fare Cres-Istria sul Titanic?!
Dedico queto post a quella bambina, sui due anni scarsi ma già con una rispettabilissima faccia come il culo, che ha rovinato il mio aperitivo in Osmica con le sue ininterrotte urla acute per buone due ore.
Ma soprattutto chiamo in causa i due genitori che a quelle urla da maiale sgozzato rispondevano con sorrisi, buffetti ed encomi. Il che portava la piccola figlia di satana a urlare sempre di più e sempre più forte.
I genitori (un coglione che ci ha messo i coglioni e una sgualdrina che ci ha messo l'utero) erano due classici fricchettoni: lui si accarezzava la barba lunga e folta, orgoglioso di anni di igiene nel cassetto, lei con i peli sotto le ascelle e i denti tutti di un colore diverso. I due paladini della maglietta unta si pavoneggiavano delle urla del piccolo godzilla disinteressandosi totalmente del fastidio arrecato ai commensali e non riuscendo, con i loro neuroni i fibra di Juta, a collegare il comportamento del loro piccolo mostro, con i commenti che si sentivano echeggiare nella sala ("ma che è?!?!", "Oddio gli alieni", "Cara, mi stanno rubando la macchina?", "Chi ha chiamato un'ambulanza?"...).
A questo punto sorge una necessaria riflessione sui fricchettoni: son tutti così? In che misura chiamano "libertà" la maleducazione o il didinteresse per l'altro o semplicemente la non-educazione? è giusto che i gay non possano adottare figli mentre i coltivatori di tuberi biologici possano dare alla luce e crescere dei disadattati?
BREVE RIFLESSIONE SUI FRICCHETTONI
Esistono due tipi di fricchettoni, l'Alienato e il Parassita.
L'ALIENATO è quel fricchettone che, trovando disprezzabili la società e i mondo, in una parola il sistema, decide di chiamarsene fuori. Prende un casolare in campagna e coltiva l'orto, alleva le pecore o al massimo va a lavorare in una cooperativa sociale. Si sposta in bicicletta o con una vecchia moto del nonno. Non va a votare, o lo fa malvolentieri. E la sera si dondola in veranda, guardando crescere le sue carrube biologiche, mentre la sua donna, in gonna a fiori, si pettina le ascelle. Poi, messo a letto i bambini, legano il cane e vanno in camera a praticare sesso anale estremo.
Tutto sommato, anche se non condivido il "chiamarsi fuori" come soluzione a nulla, quella del fricchettone alienato non è una scelta da disprezzare più di tanto.
IL PARASSITA è un fricchettone arrogante e fastidioso. Una di quelle persone che guardano con disprezzo al mondo che li circonda, che snobbano chi passeggia per il centro in giacca la mattina, quelli che escono dall'ufficio o vanno a cenare in un ristorante alla moda. Quelli che lavorano, che pagano bollette, che comprano un auto. Salvo poi fare l'autostop, sfruttare la sanità pubblica, scroccare casa ai genitori, scroccare favori ai vicini di casa, mollare i figli dai nonni...
Allora, tu che d'estate giri il mondo in autostop, non mi rompere i coglioni a me, che mi sposto in auto. Perché senza la mia auto, non esisterebbe nemmeno il tuo autostop!
Per la cronaca, i due cafoni pelosi con il piccolo mostro a ultrasuoni, erano due Fricchettoni PArassiti.
Ecco che arriva il pistola di turno, costume d’ordinanza, inutile infradito, torso nudo e panza trattenuta con i polmoni. “ma va? Davvero son due anni che non fai il bagno al mare? E perchemmai? E allora cosa ci vieni a fare al mare se non fai il bagno?”.
Come rispondere? Non puoi nemmeno infierire, d’altra parte son persone cresciute in ambienti un po’ così. E spiegargli che non è obbligatorio fare il bagno solo perché sei al mare. Altrimentio ogni volta che passiamo davanti a un tavolo da pingpong dovremmo fare due tiri. E se vado in bagno per lavarmi i denti devo anche cacare. “Cosa ci vieni a fare in bagno se non cachi?”
Il mare può essere ammirato, vi si può pescare, può essere solcato con una barca. Ma non solo: vi si può estrarre il sale, lo si può contemplare, vi si possono scaricare i rifiuti di un’industria. Vi si può camminare sopra, per megalomani a ed emulazione messianica oppure si può pilotare un modello di nave radiocomandato. Si può stare sulla riva a prendere il sole o all’ombra a leggere un libro. SI può fare sci d’acqua, vi si può nascondere un cadavere.
Insomma, si possono fare un sacco di cose al di là del bagno, in questo cazzo di mare. Cose che non prevedano immergersi (bollenti) in un’acqua (sempre e comunque gelata) rischiando un blocco digestivo, un infarto. O rischiando di essere aggrediti da un Becoraptilo Marino (vulgaris), o schizzati di acqua da un bambino maleducato (per cui tedesco o italiano). Senza contare la reazione epidermica al sale che porta ad assomigliare a Gianni Agnelli (pelle da albino, raggrinzita e rattrappita).
Quando poi esci, è anche peggio: ennesimo sbalzo termico a contatto col primo refolo di vento, sabbia che si attacca ovunque. Con il tuo corpo gocciolante bagni ogni accessorio da mare (giornali, riviste, telefono, banconote, vestiti) rendendo tutto pressoché inutilizzabile per il resto dlela giornata. Il che trasformerà il tuo soggiorno marino in un inferno umidiccio e appiccicaticcio.
Salvo poi, arrivati a casa, trovare ancora delle alghe equamente divise fra i tuoi orefizi. Dover svuotare una borsa piena di oggetti maleodoranti, che si sono fusi assieme e assieme stanno ora evaporando. Lamentarsi del bruciore alla
pelle e spalmarsi di una maionese marca Bilboa che per questo costa 12 euro il barattolo.
No, no, grazie. Scarto le pinne e gli occhiali. Scelgo solo il fucile.
E poi dicono che no, la lega non è secessionista.
E che la lega no, non ce l'ha con i "terroni".
E invece iniziano i vaffanculo all'inno (per altro effettivamente imbarazzante).
Non che mi freghi niente dei patriottismi vari, gli italiani mi fanno i effetti abbastanza schifo nella loro maggioranza.
Però i riflessi della lega al governo si iniziano a sentire.
Corriamo ai ripari!